a cura di Antonio Butteri istruttore di Yoga

Una pratica yogica comincia con le posizioni in piedi. Il nostro legame con la terra passa attraverso di loro al punto tale che questi diventano le nostre radici ed il nostro livello energetico. Sono il punto di connessione e di assorbimento delle forze dalla terra ma anche punto di scarico della tensione e dello stress fuori dal corpo.

Nella tradizione dello yoga troviamo l’albero come simbolo archetipo della Vita che cresce e spesso la struttura energetica del nostro corpo viene associata proprio ad un albero. La nostra spina dorsale è il tronco, i piedi e le gambe sono la base, dove si trova il primo chakra, Muladhara, che ospita le funzioni primarie alla nostra sopravvivenza fisica come la preoccupazione per il cibo, il riparo, la sicurezza ed il denaro. Non è un caso se l’elemento che lo rappresenta è la Terra, l’organo attivo l’olfatto e l’elefante come animale in segno di forza.

Così nella vita come nelle posture, da basi stabili ci si può elevare verso l’alto per procedere anche ad un percorso di maggiore consapevolezza e di crescita spirituale.

Attraverso la pratica scopriremo alcune delle tecniche propedeutiche per l’approccio alle Asana quali il “Grounding” e le “Visualizzazioni”.

La prima è strettamente collegata alla respirazione, alla stimolazione neurologica dei piedi ed al ristabilire il loro contatto con il terreno in quanto rappresentazione della realtà. Sposteremo il centro di gravità a livello dell’addome imparando a caricarci energeticamente dalle gambe e dai piedi in modo da sentirci ancora più radicati e più centrati.

La seconda ci offre la possibilità di “divenire” alberi, di chiudere gli occhi ma di illuminare la mente facendo si che tutte le sensazioni passino attraverso gli arti inferiori. La parte bassa del corpo comincia a sciogliersi ed a prendere forma di radici che lentamente affondano nella terra fino a quando ti senti di essere arrivato ed appagato, di trovarti esattamente a tuo agio dove sei e dove ti trovi.

Le Asana collegate al radicamento ed al primo chakra, messe insieme creeranno un Vinyasa, un “flow”, una pratica dinamica in cui queste saranno collegate da movimenti associati al respiro ed al culmine di una “posa apice” che ricorderà il tema principale dell’incontro.

Chiuderemo con i “Mudra”, semplici ma speciali gesti delle mani il cui scopo è quello di creare benefici circuiti energetici e di ridurre la dispersione del “Prana” favorendone invece l’accumulo nei centri vitali.

Namastè

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